martedì 26 luglio 2011

Fucina CHI: VOLEVO VEDERE L'AFRICA - Progetto sul romanzo

Fucina CHI: VOLEVO VEDERE L'AFRICA - Progetto sul romanzo: "La storia di un uomo e di tutte le sue guerre. Un ragazzo a zonzo per il mondo fra '42 e '47. Divisa italiana e poi americana sulla pelle, ..."

Fucina CHI: VOLEVO VEDERE L'AFRICA - Progetto sul romanzo

Fucina CHI: VOLEVO VEDERE L'AFRICA - Progetto sul romanzo: "La storia di un uomo e di tutte le sue guerre. Un ragazzo a zonzo per il mondo fra '42 e '47. Divisa italiana e poi americana sulla pelle, ..."

venerdì 20 maggio 2011

Recensioni su "VOLEVO VEDERE L'AFRICA"

Massimo Novelli, REPUBBLICA: È storia vera che diventa romanzo questo corposo "Volevo vedere l' Africa" dell' albese Teresio Asola, dirigente aziendale, che dimostra di avere un talento non comune. Raccontando con passione e sapienza la vita avventurosa del padre, soldato del regio esercito prima prigioniero degli alleati in Africa e poi al loro seguito in Francia, restituisce speranze, illusioni e disincanti di una generazione, tra echi fenogliani di "Over The Rainbow" e fotogrammi bogartiani di "Casablanca".
Donato Bosca, LANGHE: "Dobbiamo subito confessare che la scrittura di Teresio Asola cattura il lettore. E’ scorrevole, divertente, e possiede i cambi di marcia che solo le persone vocate a raccontare si possono permettere. Teresio Asola ci è stato segnalato da Danilo Manera e non avevamo dubbi sulle potenzialità della sua esperienza narrativa. (…) Volevo vedere l’Africa è un libro con il cambio automatico di serie, che si legge senza bisogno di spingere o di trovare strade in discesa."
Claudio Ozella, IL NOSTRO TEMPO: "(...) Asola è riuscito a riunire in una sintesi accattivante e scorrevole gli elementi migliori della saga familiare e del romanzo di formazione, sorretti da una scrittura appassionante che conduce il lettore dalla Langa all’Africa, dalle coste inglesi ai bassifondi di Marsiglia, investendolo con una ventata di colori, profumi, suoni, sentimenti, emozioni che, proprio grazie alla loro eterogeneità, compongono una struggente poesia-racconto che colpisce il cuore e la mente del lettore."
Susanna Dolci, CONTROLUCE: "(…) È un volume elegante nella grafica ed estremamente agile nella lettura, nonostante la ben visibile corposità. Ricorda, altresì, l’accuratezza dei testi di una volta che venivano sfogliati con mano esile e delicata per non arrecar loro danno alcuno."
Franco Piccinelli (nota informale): "(…) piacevole narrazione, pregevole per la chiarezza, il senso del coinvolgimento tanto dell’io narrante quanto del lettore. Volevo vedere l’Africa ha un ottimo impianto procedurale, oltre tutto nella capacità di accostare la Storia alla Letteratura, scambievolmente come ci insegnavano nel vecchio, purtroppo ucciso liceo. Certo, per chi conosce il protagonista del romanzo e il suo autore, è facile rintracciare, reperire, quasi anagrammare, alcuni episodi minori in quanto paesani, li ricordo pur io (…)"

martedì 17 maggio 2011

Recensioni su "VOLEVO VEDERE L'AFRICA"

Massimo Novelli, REPUBBLICA: È storia vera che diventa romanzo questo corposo "Volevo vedere l' Africa" dell' albese Teresio Asola, dirigente aziendale, che dimostra di avere un talento non comune. Raccontando con passione e sapienza la vita avventurosa del padre, soldato del regio esercito prima prigioniero degli alleati in Africa e poi al loro seguito in Francia, restituisce speranze, illusioni e disincanti di una generazione, tra echi fenogliani di "Over The Rainbow" e fotogrammi bogartiani di "Casablanca".
Donato Bosca, LANGHE: "Dobbiamo subito confessare che la scrittura di Teresio Asola cattura il lettore. E’ scorrevole, divertente, e possiede i cambi di marcia che solo le persone vocate a raccontare si possono permettere. Teresio Asola ci è stato segnalato da Danilo Manera e non avevamo dubbi sulle potenzialità della sua esperienza narrativa. (…) Volevo vedere l’Africa è un libro con il cambio automatico di serie, che si legge senza bisogno di spingere o di trovare strade in discesa."
Claudio Ozella, IL NOSTRO TEMPO: "(...) Asola è riuscito a riunire in una sintesi accattivante e scorrevole gli elementi migliori della saga familiare e del romanzo di formazione, sorretti da una scrittura appassionante che conduce il lettore dalla Langa all’Africa, dalle coste inglesi ai bassifondi di Marsiglia, investendolo con una ventata di colori, profumi, suoni, sentimenti, emozioni che, proprio grazie alla loro eterogeneità, compongono una struggente poesia-racconto che colpisce il cuore e la mente del lettore."
Susanna Dolci, CONTROLUCE: "(…) È un volume elegante nella grafica ed estremamente agile nella lettura, nonostante la ben visibile corposità. Ricorda, altresì, l’accuratezza dei testi di una volta che venivano sfogliati con mano esile e delicata per non arrecar loro danno alcuno."
Franco Piccinelli (nota informale): "(…) piacevole narrazione, pregevole per la chiarezza, il senso del coinvolgimento tanto dell’io narrante quanto del lettore. Volevo vedere l’Africa ha un ottimo impianto procedurale, oltre tutto nella capacità di accostare la Storia alla Letteratura, scambievolmente come ci insegnavano nel vecchio, purtroppo ucciso liceo. Certo, per chi conosce il protagonista del romanzo e il suo autore, è facile rintracciare, reperire, quasi anagrammare, alcuni episodi minori in quanto paesani, li ricordo pur io (…)"

Un amico, dal Brasile

Un amico - da anni in Brasile ma con le radici salde nelle nostre colline - ha acquistato il mio libro online e mi ha scritto da lontano un bellissimo commento che non voglio vada perso, per il suo valore anche di testimonianza:
"(...) mi ha fatto riandare agli anni 1951.52.53 quando, nelle fredde serate, nella calda stalla noi bambini (ma anche gli adulti) ascoltavamo gli stessi racconti veri di guerra, vissuti dai miei zii, prozii e cugini grandi, che erano stati a combattere contro gli alleati, poi con gli alleati, alcuni tra i partigiani , altri nelle truppe alleate … stessi posti, Africa, Francia, Inghilterra, Germania , Centro, Sud e nord Italia.
La tragedia della guerra , raccontata da chi l’ha vissuta, tragicamente, e poi sono tornati (chi e’ tornato!!!!) dopo anni e anni, alle loro famiglie , alle loro colline, alle loro vigne, alle loro stalle, ai loro lavori. Ma la parte che piu’ mi ha commosso e’ stato il racconto della fanciullezza-giovinezza di Primo, tra le colline di Neive, fino alla citta’ di Alba… Mi sono immedesimato … noi bambini, ragazzi di Neive , negli anni 1950- 1960 eravano proprio cosi’ , allegri , spensierati , birichini , mascalzoni , piu’ o meno bravi studenti a scuola , tutto famiglia e amici del paese , della zona , senza ….INTERNET , SENZA TV (forse ogni tanto potevano ascoltare in qualche famiglia la radio …di legno, con le manopoline di plastica….)… ma era vita genuina , autentica, piena di alti valori ….
Non mi voglio dilungare. Solo qualche ricordo: Don Gallo, Don Tarditi, Don Moriondo, il maestro Sigliutti (non e’ forse CIGLIUTTI, che era proprio un maestro a Neive negli anni 1952-55 !!) (...)
Ancora Grazie di cuore , mi hai fatto ritornare indietro, commosso, con gioia, rimpianti, ricordi (…)
Un consiglio: questo libro dovrebbe essere letto da TUTTI gli studenti delle scuole medie e superiori almeno della Zona NEIVE - ALBA , per ricordare la STORIA di 50-60-70-80 anni fa …"
Segue la firma (la ometto perche non so se desidera apparire). Ancora grazie a te, amico langarolo che ci pensi dal Brasile

mercoledì 20 aprile 2011

da una gentile lettrice

Ciao Teresio, finalmente posso rispondere al tuo messaggio; ho appena terminato di leggere “Volevo vedere l’Africa”. Mi piacerebbe dire cosa ne penso e non è facile iniziare. Se parto dalle emozioni devo prendere atto che la più grande è sicuramente la commozione. Perché è la storia di un giovane? Di un giovane, molto intelligente, che scopre strada facendo il senso della vita o che, perlomeno, cammin facendo, fa il possibile perché un senso sempre ci sia? Perché è una storia speciale, con tanto vissuto, e potrebbero volerci tre o quattro vite per racchiudere quanto è stato vissuto da lui? Perché è un concentrato di coraggio, buon senso, equilibrio e non solo questo, in un ragazzo così giovane? Perché non è un romanzo, ma è vita vissuta? Perché è un parente? Perché la sua mamma mi è stata molto cara? Perché il suo papà era fratello amatissimo del mio, e lo ricordo con tanta simpatia? (potrie raccontarti io un episodio esilarante di tuo nonno e mio papà) Perché sua sorella è mia madrina? A proposito: che bel momento, per me, quello della descrizione della lettera in bianco! Come mi sono sentita sempre privilegiata di avere la possibilità di “vedere” le espressioni dei volti, delle tante persone conosciute, nelle varie vicende che narri,e riconoscerli, esattamente come li ha memorizzati il mio cuore. E “Lelio”? E “Enzo”? Sapevo delle loro monellerie, si raccontavano in famiglia. Elio e Renzo mi sono stati “maestri” nell’adolescenza, quando nei momenti della consegna dei pantaloni cuciti dalla mia mamma, aspettando che ne preparassero altri da cucire, si parlava di politica, di letture, di scrittori ,di vicende quotidiane, delle mie sortite sui concetti che andavo formandomi sulla vita; mi prestavano libri da leggere e avviluppavano i tessuti nei giornali del giorno prima, così a casa io li scorrevo e mi sforzavo di capire gli articoli; mi canzonavano per “svegliarmi” un poco, mi provocavano perché la mia permalosità di ragazzina andava superata senza dubbio. Gli ho voluto molto bene, erano i cugini grandi a cui riferirsi. Cosa posso dire di tuo papà se non che, anche in virtù della “conoscenza” postuma che mi viene dalla lettura del libro, mi dispiace molto di averlo conosciuto, in vita, così poco; la differenza di età ha creato un solco invalicabile. Lo ricordo, da sempre, al braccio della tua mamma, la carissima Franca, quando li incontravo, rare volte purtroppo, in via Maestra o in un negozio di Alba. La discrezione e il pudore hanno creato un velo che lasciava trapelare solamente la gentilezza e lo scambio affettuoso di notizie generiche. Certo la commozione di ora è anche la consapevolezza di una grandezza d’animo celata con così tanta delicatezza.Mi ha anche fatta ridere questo libro! Alcune delle vicende hanno provocato un vero e proprio sghignazzamento e se pensi che questo è capitato di notte, poiché io leggo soprattutto di notte (a volte nel cuore della notte, nel silenzio della casa, il mio compagno dormiente i sonni più profondi) , ho dovuto cercare di contenermi.E poi complimenti per la parte che riguarda la ricostruzione della ritirata e della prigionia. Sono passaggi che prendono tanto da non poter smettere di leggere. Grazie! Grazie per averlo scritto, grazie per avermi regalato questa parte sconosciuta di tuo papà, mio cugino, e di te. Scusa l’assenza alla presentazione per impegni precedenti. Un abbraccio e tanti auguri di ogni bene a te e alla tua famiglia.