Ciao Teresio, finalmente posso rispondere al tuo messaggio; ho appena terminato di leggere “Volevo vedere l’Africa”. Mi piacerebbe dire cosa ne penso e non è facile iniziare. Se parto dalle emozioni devo prendere atto che la più grande è sicuramente la commozione. Perché è la storia di un giovane? Di un giovane, molto intelligente, che scopre strada facendo il senso della vita o che, perlomeno, cammin facendo, fa il possibile perché un senso sempre ci sia? Perché è una storia speciale, con tanto vissuto, e potrebbero volerci tre o quattro vite per racchiudere quanto è stato vissuto da lui? Perché è un concentrato di coraggio, buon senso, equilibrio e non solo questo, in un ragazzo così giovane? Perché non è un romanzo, ma è vita vissuta? Perché è un parente? Perché la sua mamma mi è stata molto cara? Perché il suo papà era fratello amatissimo del mio, e lo ricordo con tanta simpatia? (potrie raccontarti io un episodio esilarante di tuo nonno e mio papà) Perché sua sorella è mia madrina? A proposito: che bel momento, per me, quello della descrizione della lettera in bianco! Come mi sono sentita sempre privilegiata di avere la possibilità di “vedere” le espressioni dei volti, delle tante persone conosciute, nelle varie vicende che narri,e riconoscerli, esattamente come li ha memorizzati il mio cuore. E “Lelio”? E “Enzo”? Sapevo delle loro monellerie, si raccontavano in famiglia. Elio e Renzo mi sono stati “maestri” nell’adolescenza, quando nei momenti della consegna dei pantaloni cuciti dalla mia mamma, aspettando che ne preparassero altri da cucire, si parlava di politica, di letture, di scrittori ,di vicende quotidiane, delle mie sortite sui concetti che andavo formandomi sulla vita; mi prestavano libri da leggere e avviluppavano i tessuti nei giornali del giorno prima, così a casa io li scorrevo e mi sforzavo di capire gli articoli; mi canzonavano per “svegliarmi” un poco, mi provocavano perché la mia permalosità di ragazzina andava superata senza dubbio. Gli ho voluto molto bene, erano i cugini grandi a cui riferirsi. Cosa posso dire di tuo papà se non che, anche in virtù della “conoscenza” postuma che mi viene dalla lettura del libro, mi dispiace molto di averlo conosciuto, in vita, così poco; la differenza di età ha creato un solco invalicabile. Lo ricordo, da sempre, al braccio della tua mamma, la carissima Franca, quando li incontravo, rare volte purtroppo, in via Maestra o in un negozio di Alba. La discrezione e il pudore hanno creato un velo che lasciava trapelare solamente la gentilezza e lo scambio affettuoso di notizie generiche. Certo la commozione di ora è anche la consapevolezza di una grandezza d’animo celata con così tanta delicatezza.Mi ha anche fatta ridere questo libro! Alcune delle vicende hanno provocato un vero e proprio sghignazzamento e se pensi che questo è capitato di notte, poiché io leggo soprattutto di notte (a volte nel cuore della notte, nel silenzio della casa, il mio compagno dormiente i sonni più profondi) , ho dovuto cercare di contenermi.E poi complimenti per la parte che riguarda la ricostruzione della ritirata e della prigionia. Sono passaggi che prendono tanto da non poter smettere di leggere. Grazie! Grazie per averlo scritto, grazie per avermi regalato questa parte sconosciuta di tuo papà, mio cugino, e di te. Scusa l’assenza alla presentazione per impegni precedenti. Un abbraccio e tanti auguri di ogni bene a te e alla tua famiglia.
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